Saturday, March 29, 2008

La moderna società dei (dis)valori. 3° puntata [di Lorena Liberatore]


Il rispetto come fondamento etico è scomparso perché gli oggetti e le persone hanno perso il loro valore, il punto debole dell’uomo sta nell’essersi fissato in una dinamica “di distruzione della tradizione”, che non ha dato luogo a nuovi valori e posizioni; il mondo quindi, è un deserto da attraversare troppo dominato dall’individualità. Del resto Rousseau condannava “la mediocrità dell’uomo assoggettato alla moltitudine di nuovi bisogni”, a tutta la natura e soprattutto ai suoi simili di cui in un certo senso diviene lo schiavo, così “il ricco, ha bisogno dei loro servigi, povero ha bisogno del loro soccorso “. La nostra identità è basata sul possesso, sull’insieme dei bisogni e dei desideri programmati dal mercato e sul riconoscimento del valore personale basato sul denaro. L’uomo d’oggi è schiavo del sistema capitalistico, assuefatto alla condizione di merce umana della catena di produzione, consumatore ad ogni costo, schiavo di quelle altre divinità che non gli permetteranno mai di arrivare alla condizione Nitzschiana di superuomo: il Dio denaro, il benessere, l’estetica, sono i nuovi condizionamenti sociali e il tutto è ben lontano dai valori enunciati da Marx. Oggi quindi la coscienza della cultura di massa è minata dal benessere, dall’assuefazione, dall’egoismo e dal disinteresse sociale. Invece valori apprezzabili per la coscienza dell’uomo del Terzo Millennio dovrebbero essere: il riconoscersi parte integrante di un ecosistema sostenendo ogni attività legata alla difesa della vita, il rispetto e la salvaguardia del pianeta, superare le barriere mentali e le distanze tra i popoli privilegiati e quelli considerati appartenenti a razze inferiori per l’eliminazione d’ogni forma di razzismo etnico e religioso, la valorizzazione d’ogni forma di volontariato sociale. Inoltre le virtù indispensabili per la crescita collettiva sono: la Responsabilità, la Laboriosità, la Solidarietà e l’Onesta. Utopia? No, realismo. È ipotizzabile che violenza e illegalità diffusa, arroganza, prevaricazione, siano espressioni e conseguenze di nuovi (dis)valori, e che le violenze e i fatti criminosi, come al solito letti in un’ottica d’eccezionalità piuttosto che come segnali d’evidente e diffuso malessere sociale, ne siano la conseguenza. È chiaro che qualcosa non sta funzionando nei rapporti tra gli uomini e tra questi e le cose! Ci troviamo nell’epoca della gran crescita tecnologica, il nostro benessere migliora, mentre la società invecchia e marcisce e la più grande malattia che la sta uccidendo sono gli stessi uomini, deboli ed enormemente piccoli nel loro essere.

La moderna società dei (dis)valori. 2° puntata [di Lorena Liberatore]


Negli anni ottanta è avvenuto un cambiamento valoriale determinato dall’avvento di una società debole: la personalità dominante si caratterizza per un narcisismo edonistico ed espressivo nel quale risaltano le virtù immateriali degli oggetti, il consumo è il nuovo mezzo per produrre identità personali e solidarietà in quanto inaugura delle distinzioni non più basate sugli status sociali ma sugli stili di vita, l’uomo moderno vive alla ricerca indiscriminata del look, è all’inseguimento di un’identità fittizia da reinventare continuamente, l’uomo postmoderno ha riscoperto il corpo come strumento di comunicazione e ha ritrovato il gusto per la vita nella look-generation, nell’attenzione superficiale per l’immagine e il visibile. Quest’uomo considera il mondo un dato manipolabile il cui fine è l’autorealizzazione personale, e domina tramite il mascheramento e lo sfruttamento degli altri. Ecco una società in cui sono gli stili di vita a contare sempre di più! Ecco la società dell’uomo debole e artefatto, straordinario emblema della sconfitta di quell’oltre-uomo o superuomo di Nietzsche che doveva avere come fine l’affermazione di un suo più alto sviluppo, quello del superamento di se stesso. Nietzsche esaltava l’uomo indipendentemente dallo stato, l’uomo che riusciva ad essere se stesso nel contesto di un certo grado di cultura, era per il vivere la vita come libera espressione dell’individualità in una società non satura di norme morali e convenzioni, ma gestita da valori e ideali vitalistici sentiti, era contro quelle morali utilitaristiche e teologiche che esaltavano la rinuncia e l’impotenza e che avevano paura dell’individuo e della sua indipendenza, la sua teoria della Trasvalutazione di Tutti i Valori era un dire sì alla vita e al mondo e ad un non rinunciare ad essi. Se la società descritta da Nietzsche risultava troppo utopistica già per il 900, la nostra società è, invece, fin troppo assurda per corruzione, disvalori e degrado! Oggi il più alto sviluppo raggiunto è quello dell’eleganza, delle buone maniere, dell’egoismo del mondo sugli affari e sulla ricchezza e non quello che contribuisce a creare in noi l’artista e il filosofo, l’uomo libero nella realizzazione di se stesso, avventuriero e dominatore che non teme la vita ma la fa sua con il coraggio. Il nostro è un sistema politico, economico e sociale organizzato per garantire il ciclo produzione/consumo, siamo sistematicamente sollecitati a buttare il vecchio e sostituirlo con il nuovo, e a considerare anche gli uomini come degli oggetti.

La moderna società dei (dis)valori. 1° puntata [di Lorena Liberatore]


Esiste un vuoto nelle istituzioni, nei partiti, nella politica, e anche nella vita quotidiana e familiare di ognuno di noi, un vuoto che scandisce l’esistenza individuale e collettiva: la verità è che la società è piena di disvalori condivisi e tollerati, quasi legalizzati. La corsa al danaro, l’accesso ai simboli di stato, ai gadget, ai consumi, la logica dei rapporti di potere, la spinta ad apparire, il tentativo patetico di diventare uniformi e tutti uguali o “conformi alla regola” come diceva Nietzsche, la propensione al consumo evidenziata dal Piacere di Spendere, l’Ostentazione e il Prestigio imperano nel nostro mondo, mentre sono poche o inesistenti le affermazioni legate ai valori d’altruismo/solidarietà. Ma questa condizione l’abbiamo nutrita noi e tollerata e sfruttata per anni. Noi siamo simili a chi “divinamente distratto e immerso in se stesso ha appena avuto le orecchie percosse dal suono della campana che con tutta la sua forza ha annunziato il mezzogiorno con dodici rintocchi, e si sveglia all’improvviso e si chiede – che suono è mai questo?-” (Genealogia della Morale).
L’uomo è un essere i cui bisogni primari sono intrinsecamente legati al respirare, al mangiare, al bere, all’attività sessuale e al procreare, ma per vivere sente anche il bisogno di descrivere la realtà nei suoi dinamismi e di inquadrare la propria vita mettendo in fila una serie di principi e leggi adempiendo i quali è persuaso che si crei l’ordine. Gli uomini non sono in grado di vivere senza regole tramite le quali si possa concepire la vita, il reale, l’esistente, ed ecco che si creano le leggi morali o un sistema che distingue giusto e sbagliato, bene e male, etc. Così ogni essere umano ha un suo modo di esprimersi non soltanto naturale e spontaneo, ma anche in gran parte condizionato e prodotto dall’ambiente relazionale e schematizzato in cui si vive. Affermava Hume che in realtà seguiamo regole di moralità e di giustizia non sulla base di deduzioni astratte, ma secondo lo specifico sentimento della loro utilità collettiva, infatti, giusto è ciò che si è affermato collettivamente e convenzionalmente come tale in base alla considerazione che certi comportamenti facilitano il vivere in società mentre altri lo ostacolano. Oggi regole e leggi sociali
(penso soprattutto al nostro ordinamento costituzionale) sono uno spettro, uno spaventapasseri, uno specchietto per allodole, un’immagine bidimensionale, un feticcio deriso dalle masse e manipolato da potenti, una marionetta per divertire sciocchi bambini, inutili perché il vero sistema di regole e leggi era quello che ogni uomo si forgiava individualmente a misura dei propri ideali e che ora non c’è più, così la perdita di valori sociali e morali viene identificata in un deficit socio-politico, certo anch’esso marcio, ma perché ormai marci sono gli stessi uomini e l’inutilità dei loro ideali-immagine. Nella nostra società non c’è giustizia attraverso la legge e persino le regole di reciproco rispetto tra gli individui sono ignorate e derise.

Friday, March 21, 2008

Estratto da "IL PROCESSO" di Kafka


“[…] negli scritti introduttivi alla Legge è detto a proposito di un tale inganno: davanti alla Legge c’è un custode della porta. A questo custode si presenta un uomo venuto dalla campagna e prega di essere ammesso alla Legge. Ma il custode della porta dice che ora non può concedergli di entrare. L’uomo riflette e poi chiede se potrà entrare più tardi. ‘È possibile,’ dice il custode, ‘ma per ora no.’ Dato che la porta della Legge è aperta come sempre e il custode si fa da parte, l’uomo si china per guardare all’interno attraverso la porta. Quando il custode se ne accorge ride, e dice: ‘Se ti attira tanto , cerca di entrare nonostante il mio divieto. Ma bada: io sono potente. E sono solo l’ultimo dei custodi. Ma sala dopo sala si trovano custodi uno più potente dell’altro. Già la vista del terzo non riesco a sopportarla nemmeno io ’. L’uomo venuto dalla campagna non si aspettava simili difficoltà, la Legge dovrebbe essere accessibile a tutti e in ogni momento, pensa, ma adesso che guarda meglio il custode con suo cappotto di pelliccia, il suo grosso naso a punta, la lunga sottile barba nera alla tartara, decide che è meglio aspettare finché riceverà il permesso di entrare. Il custode gli da uno sgabello e lo fa sedere al lato della porta. Là rimane seduto giorni e anni. Fa molti tentativi per venire ammesso e stanca il custode con le sue preghiere. Spesso il il custode lo sottopone a piccoli interrogatori, gli chiede della sua patria e di molte altre cose, ma sono domande senza partecipazione come le fanno i gran signori e alla fine dice sempre che non può farlo ancora entrare. L’uomo, che per il viaggio si è provveduto di molte cose, sperpera tutto, anche quanto ha di più prezioso, per corrompere il custode. Costui accetta, è vero, ogni cosa, ma contemporaneamente dice: ‘Accetto solo perché tu non creda di aver trascurato alcunché ’. Durante tutti quegli anni l’uomo osserva il custode quasi ininterrottamente. Dimentica gli altri custodi e questo primo gli sembra l’ultimo ostacolo all’ingresso nella Legge. Maledice il caso avverso nei primi anni a voce alta, poi, quando diventa vecchio, brontola solo tra sé e sé. Rimbambisce e siccome studiando per anni il custode ha imparato anche a conoscere le pulci nel suo colletto di pelliccia, prega anche le pulci di aiutarlo a far cambiare idea al custode. Infine la vista gli si indebolisce e non sa se intorno a lui si fa davvero buio o se sono solo gli occhi a ingannarlo. Ma ecco che riconosce nell’oscurità un bagliore, che erompe inestinguibile dalla porta della Legge. Ormai non gli resta molto da vivere. Prima della morte tutte le esperienze di quel periodo si raccolgono in una domanda che finora non ha ancora posto al custode. Gli fa cenno d’avvicinarsi, poiché non riesce più a sollevare il corpo che si sta irrigidendo. Il custode deve chinarsi molto su di lui, perché la differenza di statura si è molto modificata a sfavore dell’uomo. ‘Che altro vuoi sapere adesso ’, chiede il custode, ‘sei insaziabile.’ ‘Tutti tendono alla Legge,’ dice l’uomo, ‘com’è possibile che in tanti anni nessuno oltre a me abbia chiesto di entrare?’ Il custode si accorge che l’uomo è ormai alla fine e per raggiungere ancora il suo udito che si va indebolendo gli urla: ‘Qui non poteva avere accesso nessun altro, poiché quest’ingresso era destinato solo a te. Adesso vado a chiuderlo ’.”


Franz Kafka






da: Il Processo







traduzione di Anita Raja

Saturday, March 15, 2008

The Doors-The Ghost Song


Ghost Song è una delle più belle poesie di Jim Morrison, musicata per l’album An American Prayer che fu creato sei anni dopo lo scioglimento del gruppo musicale The Doors(1972). L’album fu realizzato sovrapponendo la voce di Jim Morrison (tratta da una registrazione perlopiù di poesie declamate dal cantante nel 1970) alle musiche composte per l'occasione.

THE DOORS lyrics - Awake

Shake dreams from your hair
My pretty child, my sweet one.
Choose the day and choose the sign of your day
The day's divinity
First thing you see.

A vast radiant beach in a cool jeweled moon
Couples naked race down by it's quiet side
And we laugh like soft, mad children
Smug in the wooly cotton brains of infancy
The music and voices are all around us.
Choose they croon the Ancient Ones
The time has come again
Choose now, they croon
Beneath the moon
Beside an ancient lake
Enter again the sweet forest
Enter the hot dream
Come with us
Everything is broken up and dances.


Tuesday, March 11, 2008

Reminiscenze, quando il tempo può essere pietrificato.



"Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblent avoir été moulés dans la valve rainurée d'une coquille de Saint-Jacques. Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d'un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j'avais laissé s'amollir un morceau de madeleine. Mais à l'instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d'extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m'avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause. II m'avait aussitôt rendu les vicissitudes de la vie indifférentes, ses désastres inoffensifs, sa brièveté illusoire, de la même façon qu'opère l'amour, en me remplissant d'une essence précieuse : ou plutôt cette essence n'était pas en moi, elle était moi. J'avais cessé de me sentir médiocre, contingent, mortel. D'où avait pu me venir cette puissante joie ? Je sentais qu'elle était liée au goût du thé et du gâteau, mais qu'elle le dépassait infiniment, ne devait pas être de même nature. D'où venait-elle ? Que signifiait-elle ? Où l'appréhender? Je bois une seconde gorgée où je ne trouve rien de plus que dans la première, une troisième qui m’apporte un peu moins que la seconde. Il est temps que je m’arrête, la vertu du breuvage semble diminuer. Il est clair que la vérité que je cherche n’est pas en lui, mais en moi. Il l’y a éveillée, mais ne la connaît pas, et ne peut que répéter indéfiniment, avec de moins en moins de force, ce même témoignage que je ne sais pas interpréter et que je veux au moins pouvoir lui redemander et retrouver intact, à ma disposition, tout à l’heure, pour un éclaircissement décisif. Je pose la tasse et me tourne vers mon esprit. C’est à lui de trouver la vérité; Mais comment? Grave incertitude, toutes les fois que l’esprit se sent dépassé par lui-même; quand lui, le chercheur, est tout ensemble le pays obscur où il doit chercher et où tout son bagage ne lui sera de rien. Chercher? pas seulement: créer. Il est en face de quelque chose qui n’est pas encore et que seul il peut réaliser, puis faire entrer dans sa lumière".(Marcel Proust, À la recherche du temps perdu, Du côté de chez Swann, 1913)

Wednesday, March 5, 2008

A proposito di ATLANTIDE......... 2° Puntata [di Lorena Liberatore]





Della mitologica isola si descrivono musicalmente nascita e distruzione, conseguenza quest'ultima del tentativo dell'uomo d'impossessarsi del potere assoluto per dominare incontrastato (tramite Energia); si tratta di una trama molto usata nella mitologia, nelle fiabe e nell'esoterismo; come è previsto nelle migliori tradizioni narrative chi incarna valori negativi è punito, così la popolazione è condannata a morire con l'intera isola. Come in un dipinto impressionista le scene vengono abbozzate con rapide "PENNELLATE" musicali che fanno levitare sotto gli occhi visionari dell'ascoltatore i momenti salienti di nascita e morte di Atlantide. Al limite del visionario e dell'impressionistico è il brano che reca il titolo dell'album: a metà tra i vocalizzi di On The Run in The Dark Side of the Moon, (grandioso, storico e visionario album dei Pink Floyd, uscito nel "lontano" '73), e quelli presenti nella colonna sonora di Ennio Morricone in C'era una volta il West (celebre film di Sergio Leone); interessante è anche Ora X, un brano molto tecnico, fatto alla batteria da Furio Chirico, forse poco alla portata di chi solitamente si accosta a melodie semplici, piacevoli e facilmente orecchiabili. Atlantide è il primo ed unico album della formazione a riscuotere un certo successo, è pieno di atmosfere rarefatte date dal piano elettrico e dal moog . La sezione ritmica mostra uno splendido lavoro incrociato di basso e batteria, presenta lati ossessivi lungo tutte le tracce, proiettando l' ascoltatore in una trama "concept" dal fascino estremo. Corposi sono i toni epici e apocalittici ripresi dalla cultura mitologica e classica.



A proposito di ATLANTIDE......... 1° Puntata [di Lorena Liberatore]



ATLANTIDE: il nome di questo blog è anche il nome di un album a cui sono molto legata, inciso nel 1972 e prodotto dal gruppo musicale The Trip, produttore di rock progressivo o di musica impressionista, (come è scritto sulla copertina dell'album "The Trip", primo prodotto del gruppo), o musica immaginifica, espressione oggi molto usata e , pare da un'intervista, preferita da Franz Di Cioccio (batterista e voce della PFM). Il gruppo, The Trip, era formato da: Joe Vescovi (tastiere e voce), Arvid «Wegg» Andersen (basso e voce), e Furio Chirico (batteria). L'album Atlantide presenta i brani: Atlantide, Evoluzione, Leader, Energia, Ora X, Analisi, Distruzione, e Il Vuoto; questi brani sono a loro volta suddivisi in "tempi" seguendo la migliore tradizione classica, (cosa che non dovrebbe stupire dato l'eclettismo del Progressive): così ATLANTIDE è suddiviso in "Indietro nel Tempo", "Mare", e "Alba sul continente", EVOLUZIONE in "Presenze di Vita" e "Civiltà Modello", LEADER in "Il popolo crede nel Capo" e "Promessa di una vita migliore con il dominio di Energia", ENERGIA in "Energia è nelle mani del Capo", "La follia del Leader esplode" e "Gli uomini saranno schiavi", ORA X in "«Io dominerò per tutta l'eternità»", "Energia irrompe" e "Il popolo, ma anche il suo Leader viene disintegrato", ANALISI in "Crolla l'illusione di comandare la Natura" e "Energia distrugge l'uomo che male l'ha usata", DISTRUZIONE in "Anarchia" e "Cataclisma" , infine, IL VUOTO in "Scompare il continente" e "La Natura ha vinto".


Saturday, March 1, 2008

Un "nuovo" futuro contro un "vecchio" passato. 2° puntata [di Lorena Liberatore]


Così miei ricordi sono usciti vividi e palpabili da qualche parte della mia memoria, rimbalzando sulle diapositive, e ho finito per riaprire una vecchia ferita che credevo cicatrizzata. Quando si ha dolore ad un arto o ad una qualsiasi zona del corpo ci sono farmaci che ovattano la sofferenza, ma esiste un farmaco per il dolore nell’anima o nella mente? No! Ed è un dolore così poco definibile, ma così lacerante e stremante, che solo chi l’ha provato può capire. È il dolore del ricordo e del rimpianto.
Durante la conferenza si è parlato di terapie, di aiuti, della sempre più grande possibilità di una vita del tutto indipendente, si sono dette tante cose che già conoscevo, si sono rotti tabù come quello della sessualità, dal punto di vista psicologico si è ribaltata la visione che ha la società del disabile, ovvero come “diverso da sé”, affermando che è la società stessa quella inadatta dal punto di vista comportamentale, perché asservita a schemi che la portano a non riuscire ad interagire mai veramente con i propri simili (cosa di cui sono da sempre fermamente convinta).
Si è più volte ribadito che oggi l’attenzione, le terapie, le prospettive di vita stanno aumentando sempre di più...................... ma bisogna fare ancora molto, troppo, perché si possa veramente vivere come tutti: con un’alta qualità della vita stessa.

Un "nuovo" futuro contro un "vecchio" passato. 1° puntata [di Lorena Liberatore]


Ebbene, come già sa chi visita questo blog, ho assistito ad una conferenza su “Atrofie muscolari spinali infantili e distrofie muscolari Duchenne e Becker”. Il convegno si è tenuto oggi a Gravina in Puglia. Assistere ad una discussione in cui si parla delle varie problematiche di una malattia così eterogenea, vedere altri disabili attenti nell’ascolto e trovarsi tutti insieme ha i suoi vantaggi: si ha un’enorme speranza per il futuro. Per me che non facevo un’esperienza simile da parecchi anni (per mia scelta), è stato illuminante; ma è stato anche un tuffo in un passato, o in un presente che germina da un passato (ognuno di noi ne ha sempre diversi), che non mi lascerà mai. Si è trattato, forse, più di una presa di coscienza: è stato come riaprire una vecchia cicatrice con un coltello consunto. Nell’ascoltare le problematiche (che non starò qui a spiegare o rischierei di essere pedante e noiosa) e le testimonianze sui ben frequenti "errori" dei medici, mi è passato davanti “il tempo che fu”: anni orribili e orribili esperienze che un bambino non dovrebbe mai provare, un passato in cui si alternavano terapie sbagliate e aiuti negati. Eppure a dispetto di tutto ciò sono sempre riuscita a "sopravvivere", ma tanti, molti, troppi disabili sono morti ingiustamente per ignoranza o incompetenza medica! Chi potrà mai ripagare le loro vite? Negli anni ’80, e per buona parte dei ’90, non c’erano terapie, né supporti, ma la cosa peggiore è che non c’era l’interesse o l’aiuto da parte dei giusti enti! Così molti disabili, si sono visti rifiutare persino un banale aiuto fisioterapico! Perché? Ignoranza. Molti medici, che bisognava radiare dal loro albo, hanno pensato non valesse la pena aiutare chi "in media" non aveva lunghe aspettative di vita! Era un inutile spreco di denaro e tempo da spendere per chi solitamente moriva a vent’anni per una banale bronchite! Ingiustizia e ignoranza (vorrei quasi dire crudeltà), che vi assicuro non erano presenti solo nel meridione, come si ostina ad affermare qualcuno, ma crescevano come un cancro in tutta l’Italia.

Fri, 29 Feb 2008 00:34:35 +0100 (ora solare Europa occidentale)


Ciao piccola,

inutile dirti che ogni volta stupidamente mi stupisco di come tu sappia toccare il cuore delle persone pigiando i tasti di un oggetto inanimato, che sia un pianoforte o un computer. Inutile dirti che ho riletto la tua lettera una decina di volte, forse cercando di tornare indietro nel tempo a quel corridoio, a quella macchinetta per il caffè o a quella delle merendine. Che probabilmente sono ancora là, inconsapevoli testimoni di qualcosa che nasce per durare nel tempo, nonostante gli impegni, la distanza o gli umori. Inutile ribadirti che anche per me si tratta di qualcosa veramente speciale, come dici tu...nudo e sincero.

Non cambierei una virgola di quello che hai scritto, è perfetto...perchè è vero. Non ti nascondo che pensare a questa lettera pubblicata sul tuo blog mi fa un pò pensare, probabilmente perchè per natura sono gelosa delle cose belle e che sento che mi appartengono. Ma credo che sia giusto che qualcun altro possa in qualche modo "usufruire" della nostra esperienza, probabilmente attingendone un pò di ottimismo e voglia di vivere. Devo ammettere che hai fatto grandi progressi in questo senso da quando ci siamo conosciute! E ricorda che non esiste tempo e non esiste distanza...

A presto
un bacio
cinzia

 
*template creato da Lorena