Monday, June 30, 2008

An American Prayer








AN AMERICAN PRAYER UNA PREGHIERA AMERICANA
Do you know the warm progress
under the stars?
Do you know we exist?
Have you forgotten the keys
to the Kingdom
Have you been born yet
and are you alive?
Let's reinvent the gods, all the myths
of the ages
Celebrate symbols from deep elder forests
Have you forgotten the lessons
of the ancient war
We need great golden copulations
The fathers are cackling in trees
of the forest
Our mother is dead in the sea
Do you know we are being led to
slaughters by placid admirals
And that fat slow generals are getting
obscene on young blood
Do you know we are ruled by TV
The moon is a dry blood beast
Guerrilla bands are rolling numbers
in the next block of green vine
amassing for warfare on innocent
herdsmen who are just dying
Oh great creator of being
grant us one more hour to
perform our art
and perfect our lives
The moths and atheists are doubly divine
and dying
We live, we die
and death not ends it
Journey we more into the
Nightmare
Cling to life
Our passion's flower
Cling to cunts and cocks
of despair
We got our final vision
by clap
Columbus groin got
filled with green death
(I touched her thigh
and death smiled)
We have assembled inside this ancient
and insane theatre
To propagate our lust for life
and flee the swarming wisdom
of the streets
The barns are stormed
The windows kept
And only one of all the rest
To dance and save us
With the divine mockery
of words
Music inflames temperament
(When the true King's murderers
are allowed to roam free
a 1000 Magicians arise
in the land)
Where are the feasts
we were promised
Where is the wine
The new wine
(dying on the vine).

Conosci il caldo progresso
sotto le stelle?
Sai che esistiamo?
Hai dimenticato le chiavi
per il Regno?
Sei già nato?
e sei vivo?
Reinventiamo gli dei, tutti i miti
delle epoche storiche
Celebra i simboli delle profonde antiche foreste
Hai dimenticato le lezioni?
dell'antica guerra?
Abbiamo bisogno di grandi accoppiamenti dorati
I padri stanno ridacchiando tra gli alberi
della foresta
Nostra madre è morta nel mare
Sai che veniamo condotti al
macello da placidi ammiragli
E che ottusi generali grassi compiono
oscenità su sangue giovane?
Sai che siamo governati dalla TV?
La luna è una bestia dal sangue arido
Gruppi di guerriglia stanno gettando numeri
nel prossimo blocco di vite verde
Ammassando per la guerra su innocenti
pastori che stanno morendo
Oh grande creatore dell'essere
Concedici ancora un'ora
per rappresentare la nostra arte
e perfezionare le nostre vite
Le falene e gli atei sono doppiamente divini
e stanno morendo
Viviamo, moriamo
E la morte non lo finisce
Viaggiamo di più
nell'incubo
Ci aggrappiamo alla vita
il nostro fiore della passione
Ci aggrappiamo a fiche e cazzi
di disperazione
Abbiamo la nostra visione finale
per scolo
I lombi di Colombo
sono stati riempiti di morte verde
(Toccai la sua coscia
e la morte sorrise)
Ci siamo riuniti dentro questo antico
e folle teatro
Per propagare la nostra sete di vita
e fuggire dalla brulicante saggezza
delle strade
Le stalle vengono invase
Le finestre conservate
E solo uno tra tutti gli altri
Per ballare e salvarci
Con la beffa divina
delle parole
La musica infiamma il temperamento
(Quando agli assassini del vero Re
viene permesso di vagare liberi
mille maghi insorgono
nel paese)
Dove sono le feste
Che ci erano state promesse?
Dov'è il vino?
Il nuovo vino
(che muore sulla vite).
[Jim Morrison]

Per un attimo avrei quasi voluto pubblicarla intera questa poesia. Troppo! Non l'avrebbe letta nessuno! Questa è la prima parte, la più ricordata, la più recitata. Pubblico anche un filmato con la versione breve di questa poesia in musica e un altro con la versione integrale, per quei pochi appassionati che avranno (se l'avranno) la pazienza di leggerla tutta. Ho aggiunto una traduzione, trovata su internet, per chi non è molto pratico con l'inglese, (non mi sono preoccupata di controllare se sia una buona traduzione, i lettori più esperti mi perdoneranno).
Ho bellissimi ricordi legati questo a testo: un mio professore di francese, del liceo dove ho studiato, appassionato di musica e dei Doors, un burbero buono e facilmente irascibile, e proprio per questo motivo mi divertivo a fargli dispetti, ma molto sensibile all'arte, tanto da parlare di An American Prayer come di una delle più belle poesie mai scritte; e ricordo una cara amica di sempre, rivoluzionaria come me, fissata per i pantaloni di pelle, dal temperamento forte, con una grande stima nei miei confronti, camminavamo (nel mio caso non nel senso letterale del termine) per i corridoi del secondo piano, io e lei, alla ricerca di altri che come noi "disertavano" un’ora di lezione per ridere in compagnia, qualche volta parlavamo "dell'esistenzialismo nei testi di Jim Morrison" ("Have you been born yet and are you alive?"), recitavamo a memoria An American Prayer (anche se io non superavo mai i primi venti versi), parlavamo di libertà, amavamo trasgredire le regole, ci scambiavamo segreti e confidenze, e ascoltavamo musica da mattina a sera con volume a palla finché i nostri padri non cominciavano ad urlare ormai privi di pazienza.
Allora la musica, l'arte, e l'amicizia di questa ragazza mi facevano sentire libera da ogni genere di vincolo, oggi la libertà, quella vera, è per me il poter costruire il mio futuro, la possibilità e la speranza di gestire la mia vita senza impedimenti e nonostante la mia disabilità, ovvero qualcosa per cui lotto, con le unghie e con i denti....anche se considero ancora la musica una grande forma d'evasione. :-).



Tuesday, June 24, 2008

A che servono gli uomini? [di Lorena Liberatore]



Studio teatro, da quattro anni (quasi cinque), eppure non ho ancora scritto nessun post a riguardo. Per questo oggi voglio parlare di una commedia molto moderna: A che servono gli uomini?. No, non è una domanda retorica col pretesto di creare un post femminista di ribellione contro il genere maschile. :-)
“A che servono gli uomini?” è una briosa commedia musicale della ditta Garinei&Giovannini, diretta da Pietro Garinei, creata col pretesto di parlare del delicato argomento della fecondazione artificiale. Fu rappresentata la prima volta nel 1988, è una commedia musicale che appare ancora molto “giovane” per via dell’argomento che ancora oggi fa discutere, fu scritta da Iaia Fiastri, collaboratrice del Sistina, e interpretata da Ombretta Colli, allora moglie di Giorgio Gaber che ideò la colonna sonora.
La protagonista Teo(dolinda) è una disegnatrice che, non si sa bene il perché, è stufa del genere maschile, si definisce soddisfatta della sua vita ma rimpiange di non aver mai avuto un figlio; un giorno scopre che il suo vicino di casa (un imbranato con le donne che vive in appartamento con un cane “antifroidiano” di nome Jung) lavora in un istituto di inseminazione artificiale, così col pretesto di una visita all’istituto Teo ruba la provetta numero 119 convinta di poter continuare la sua vita senza preoccupazioni, ma una volta certa d’essere incinta vuole sapere il nome del donatore, con un trucco riesce scoprirlo e conosce il padre di suo figlio, ovvero un dolcevitaiolo, playboy di periferia, Osvaldo Menicucci, proprietario di un autosalone.
Nel cast c’erano anche Patrizia Pellegrino, nei panni di Samantha, una sexy modella per fumetti, e Marisa Merlini, madre di Osvaldo.
Questa commedia “velatamente” femminista lascia a soli due personaggi il compito di rappresentare la categoria maschile, che come si può immaginare ne esce infinitamente caricaturizzata: uno scienziato imbranato e poco astuto (il vicino di casa, il dott. Padovan laureato in psicologia, diplomato al conservatorio ed esperto in “psicomusica”), e un palestrato narciso (Osvaldo Menicucci), insomma due personaggi palesemente tipizzati. Geniale è una delle battute conclusive dove Teo non essendo più certa su chi volere come padre di suo figlio risolve il problema dicendo “aspettiamo, che fretta c’è? La decisione non spetta a noi! Sceglierà il bambino.. da grande!”.
Straordinaria fu la scenografia prospetticamente inquadrata da pannelli trasparenti uniti a formare cubature ritmiche scandite in cornici azzurre, perfetti per rendere gli esterni notturni della città dove
luci colorate retrostanti li facevano sembrare vetrate e finestre di edifici. Per il divertentissimo brano di presentazione di Osvaldo Menicucci, come anche per il brano solista di Teo o per il canto “..è colpa mia!” dei due rivali in amore fu aggiunta una band sul palco, posta alle spalle degli attori.
Oggi questa commedia è collocata tra le produzioni teatrali più belle di Garinei&Giovannini ed è facile capirne il perché.
Il teatro è un mezzo artistico di comunicazione universale, è il filtro rappresentativo delle nostre epoche e il padre della nostra odierna cinematografia ed è un peccato che, per la maggior parte dei casi, solo gli appassionati o "gli addetti ai lavori" se ne interessino.

Friday, June 20, 2008

Relativismo [di Lorena Liberatore]






« La soluzione coinvolge lo stesso concetto di tempo; l'idea era che il tempo non è definito in assoluto, ma vi è una connessione inscindibile fra tempo e velocità dei segnali... »
Albert Einstein





Lunedì…….. martedì……… mercoledì…… si susseguono i giorni e più il tempo passa e più si susseguono le cose da fare. Il tempo è il ritmo delle nostre stesse azioni, dei nostri impegni, del nostro essere umani. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo si affastellano gli impegni, le cose da fare e quelle fatte, e il superamento di ogni minuto è il superamento di più traguardi, di più azioni catalogate e accantonate come vecchi documenti.

Il domani diventa poco importante quando ci si trova privi di scopi, privi elenchi di cose da fare per il giorno successivo. E intanto mentre continua questa danza iniziatica alla vita ci si dimentica del tempo che passa, del ricordo stesso del tempo e del ricordo di se stessi. Poi, basta una momentanea esitazione… e quasi ci ricordiamo del nostro esistere, e il nostro respiro diventa l’essenza tangibile del nostro esserci e del nostro vivere. Quasi ci sorprendiamo nel vederci vivere dentro, così, come se non avessimo mai avuto veramente a che fare con noi stessi, come se non avessimo mai scoperto d’essere “esseri” viventi e pensanti, macchine vive e dotate d’anima. Solo allora per una frazione di secondo il tempo si ferma e si sovverte il sistema temporale da noi stessi scandito. Cosa siamo ora? Macchine o esseri? Tutti e due? SIAMO,…………ESISTIAMO…..SIAMO………creature viventi e troppo fragili per accettare allo specchio la propria fragilità. Siamo l’uomo presente alla fermata dell’autobus, nostro simile, vicino eppure estraneo, e noi, simile a lui e a volte quasi estranei a noi stessi. Relativismo del vivere. Io “penso”, “quindi sono”, ed esisto, dove? Dentro di me, se il mio simile al mio sguardo è l’estraneo da me o presenza oltre il mio essere, concreto solo nella sua percezione o nella realtà che c’inghiotte. Cosa siamo? Creature solitarie che a volte s’incontrano. Ma il nostro essere separati, autonomi nei nostri piccoli mondi, unici nella nostra psiche, è tutto contenuto nel nostro pensiero: se il nostro pensiero comunicasse liberamente con quello dell’altro saremmo veramente creature vicine e sorelle, non ci sarebbero ipocrisie, mezze bugie e menzogne. Il nostro stesso raziocinio ci isola nei nostri arcipelaghi mentali e viventi.





Wednesday, June 18, 2008

La Leggenda del Pianista sull'Oceano



La Leggenda del Pianista sull'Oceano è un film del 1998, diretto dal regista Giuseppe Tornatore, tratto dal monologo Novecento di Alessandro Baricco, la colonna sonora è di Ennio Morricone. Per molti questo video sarà un po' sdolcinato però trovo che l'unione tra musica e regia sia perfetta.

Monday, June 16, 2008

Indietro nel tempo [di Lorena Liberatore]







L’errore ci mostra il nostro essere umani. Ma ci rende anche sciocchi ai nostri occhi. Capita a tutti di sbagliare, con le azioni o con le parole, per distrazione o per stanchezza o per troppa fretta, e finché l’errore arreca danno a noi stessi poco male, ma se reca danno o offende qualcun altro allora è un problema. “Scusa in questo periodo non ci sto con la testa”, “no, ma sai non volevo dire che…..”, “non te la prendere ho compiuto un errore, tutto come prima?”.
E si pensa ‘Andiamo! Ero, un minuto prima, presa a preoccuparmi dei miei affari e un minuto dopo è accaduto l’irreparabile. Come ho fatto?’. Bisognerebbe, per assurdo, poter cristallizzare il secondo subito precedente all’errore e trovare modo di riflettere prima d’agire….oppure bisognerebbe inventare una bacchetta magica che permetta di tornare indietro nel tempo per rifare tutto dall’inizio o per avvisare quel se stesso bloccato in un istante già concluso. Tutto come prima! Servirebbe uno strumento simile in quei critici secondi in cui si realizza che si è appena compiuta una cazzata, quando si riflette sul fatto che solo un minuto prima andava tutto bene e si vorrebbe rimediare in un nanosecondo. Certo, non è difficile rimettere tutto a posto, ma non è neanche facile. Meglio sarebbe un incantesimo che facesse perdere la memoria degli ultimi istanti alle persone che ci sono vicine.Potere del cristallo d’argento vieni a me! (reminiscenze)
………….bene……..
………..niente!
Cazzo! Avrò preso la bacchetta sbagliata!
Meglio i metodi tradizionali: chiarirsi con sincerità. E se non si è del tutto perdonati?Bene, c’è sempre il vecchio metodo del pagare una cena (non proponetelo a chi ha uno stomaco “senza fine”).Quanti hanno mai desiderato di tornare indietro nel tempo per evitare un errore anche poco grave? Tutti! Ma l’errore in fin dei conti ci rende umani, c’insegna a non sbagliare daccapo. E in fondo è anche umano chiedere scusa!

Thursday, June 5, 2008

Consapevolezza (Area) [di Lorena Liberatore]





Ecco ciò che io considero Buona Musica: l’album Arbeit Macht Frei degli Area ha l'impeto strumentale, la contaminazione sul piano musicale, e l'impegno umano e politico sul piano ideologico. L'album varia dal free jazz al rock, dai motivi orientaleggianti al folk mediterraneo. A contribuire alla riconoscibilità artistica degli Area è senza dubbio la presenza di Demetrio Stratos (morto prematuramente di leucemia a 34 anni il 13 giugno 1979) , una delle voci più interessanti e tecnicamente progredite del panorama italiano. Le interpretazioni di Demetrio sono caratterizzate da un'estensione vocale invidiabile e da un'emissione altrettanto potente. In questo album il suo studio sulla voce non è che agli inizi e già non ha né paragoni né precedenti. Arbeit Macht Frei, pubblicato nel 1973, difficilmente lo si può attribuire al “passato” poiché è ancora straordinariamente innovativo, sia dal punto di vista musicale, sia ideologico; nulla appare invecchiato di un giorno, a partire dalla copertina dadaista con il pupazzo inchiavardato con un lucchetto, all’immagine interna dove i cinque componenti del gruppo giacciono l’uno accanto all’altro vicino il logo dei campi di concentramento nazisti, ma anche vicino alla falce&martello della tradizione comunista, e all’immaginetta con l’angelo in volo dell’iconografia cattolica, (mentre Giulio Capiozzo, percussionista, porta attorno al volto la kefiah palestinese). Arbeit Macht Frei paragonato alla nostra musica "contemporanea", così standardizzata, sterile, spesso vuota e uguale a se stessa, desta enorme sorpresa in un ascoltatore a digiuno di progressive e costringe ad un “nuovo” risveglio musicale. Il mio brano preferito in quest’album è Consapevolezza, ecco il testo. È inutile sprecare altre parole, la musica parla da sé. Buon Ascolto e ………………..regolate appieno l’audio del vostro sistema audio.



Consapevolezza

Se un giorno vorrai
il tuo cervello
Tu farai quello che già sai:
sciogli i capelli, sali insieme a me,
Viaggia nel cielo tra luci di sole,
Cavi d'acciaio che danzano muti,
Lascia partire il tuo ascensore.
Tu allora vedrai
tutta la squallida realtà
di un tabù che l'umanità
ha sempre vissuto senza libertà
tutto l'amore ridotto nel nulla
riposa vecchio tra mostri di muffa
Lascia partire il tuo ascensore.
Schiaccia sul muro senza pietà
La tua morale che ti vuole ancora
imprigionato tra mediocrità
Lascia partire il tuo ascensore
Lascialo andare e prendi il potere.

(Frankenstein, alias Gianni Sassi)

Una tenera immagine





 
*template creato da Lorena