Natale Cassano: “Inseguire un fantasma” tra storia e psicologia



 di Lorena Liberatore 



 Il nuovo romanzo di Natale Cassano si intitola “Inseguire un fantasma” (Eretica Edizioni). Giornalista per La Repubblica e BariToday, Natale Cassano, dopo il suo romanzo d’esordio (“La storia che non ti ho raccontato”), si presenta al pubblico mostrando una notevole maturità artistica. “Inseguire un fantasma”, infatti, è un thriller che gioca variamente con il racconto psicologico e gli intrighi della spy story. Un testo con più livelli di lettura, che terranno la tensione del lettore a fiato sospeso fino alle ultime pagine, quando ogni dubbio o domanda avranno spiegazione e ogni mistero sarà svelato. 

 Di seguito l’intervista rilasciatami. 



 Quanto influisce il tuo lavoro di giornalista nella scrittura? 
 In questo caso è abbastanza utile il mio lavoro, soprattutto in un thriller come “Inseguire un fantasma” dove compare una parte storica importante. La precisione che poi un giornalista mette, soprattutto nella ricerca delle fonti, delle datazioni e così via, serve molto. Ma la letteratura in sé è un andare al di fuori dei confini o dei limiti del giornalismo che, come sai, sono soprattutto limiti di spazio (legati alle battute per esempio), fondamentalmente non vai troppo a indagare una persona, racconti un mondo ma con dei limiti, mentre la letteratura ti permette di spaziare. Essere giornalista è utile dal punto di vista delle informazioni a cui puoi attingere, ma è totalmente avulso rispetto al mondo della letteratura, che non ti pone confini. 

 Infatti, nel romanzo si nota il tuo interesse per la cronaca e i servizi segreti nella storia in generale. Parlaci di questo aspetto in “Inseguire un fantasma”. 
 In questo la storia gioca un ruolo molto importante. Fondamentalmente nel libro si intrecciano due piani temporali diversi: quello del ‘presente’, dei primi anni 2000, e quello del Secondo Dopoguerra, con la Guerra Fredda. Un collegamento, all’inizio, apparentemente incomprensibile, perché la narrazione parte da un contesto familiare, un contesto molto semplice, che però attinge a piene mani dal passato per quanto riguarda i segreti della famiglia Corsetti, in particolare proprio dal Secondo Dopoguerra. E qui si racconta del Gruppo Gehlen, che prende il nome da Reinhard Gehlen il quale fu un ex generale delle SS, quindi un ‘ex nazista’ che a un certo punto, quando non condivise più la missione di Hitler, lasciò le SS far parte di un gruppo di controspionaggio, una specie di ‘resistenza’ contro i tedeschi ma anche contro tutti i movimenti dittatoriali, così evitando un nuovo strapotere di un’altra superpotenza. Questo gruppo è stato fondamentale per mantenere gli equilibri in quella Berlino suddivisa in quattro sezioni. Ho conosciuto questi aspetti approfondendo quel particolare periodo e anche grazie all’aiuto di uno storico, un ex collega d’università. Si scopre così che questo gruppo, che poi diventerà il precursore degli attuali servizi segreti tedeschi, ‘sottobanco’ (non nelle ambasciate o davanti telecamere) dialogava con la CIA, i servizi segreti americani. In questo la storia si incrocia con la vita dei protagonisti di “Inseguire un fantasma”. 

 Come inserisci anche il tuo interesse per la psicologia in questo romanzo? 
 È un altro aspetto forte, e se volessimo trovare un ‘argomento’ di riferimento per descriverlo dovrebbe essere proprio il dramma psicologico o il thriller stesso. Il testo si pone a metà strada tra questi due generi. In particolare la parte storica è quella che sviluppa il filone noir/thriller, a questi si aggiunge una forte componente psicologica che si lega soprattutto alla storia declinata nel presente, quella dei primi anni 2000, di Giovanni e Clara. Il libro infatti si apre su un dramma familiare che sconvolge le vite dei fratelli Corsetti: la morte del padre svela una ‘voragine anaffettiva’ derivata dalla risposta psicologica alla morte dell’altro genitore, la madre. È stato bello qui descrivere come la mancanza di una figura affettiva importante nell’adolescenza possa essere ‘risolta’ in maniera differente da persona a persona. Così Giovanni sviluppa odio verso il padre e al contempo non riesce più a relazionarsi con le persone, Clara invece del dolore fa un trampolino di lancio per ritrovare il ‘sentimento’ perduto, con una propria famiglia. 

 A quando il tuo prossimo libro? 
 [Ride] Bella domanda! Ho una nuova storia in mente, però, per come sono io, per iniziare mi serve quel ‘la’, quell’incipit che mi porti poi come un fiume in piena a scrivere tutto il testo, altrimenti non riesco a dare il massimo, non riesco neanche a cominciare con la scrittura, quindi per ora sto cercando di convogliare le idee per una nuova storia, che sarà sempre un po’ noir nel suo genere. In compenso so che, una volta iniziato a scrivere, non mi fermo e mi bastano pochi mesi per completare il lavoro.



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