La moderna società dei (dis)valori. 3° puntata [di Lorena Liberatore]



Il rispetto come fondamento etico è scomparso perché gli oggetti e le persone hanno perso il loro valore, il punto debole dell’uomo sta nell’essersi fissato in una dinamica “di distruzione della tradizione”, che non ha dato luogo a nuovi valori e posizioni; il mondo quindi, è un deserto da attraversare troppo dominato dall’individualità. Del resto Rousseau condannava “la mediocrità dell’uomo assoggettato alla moltitudine di nuovi bisogni”, a tutta la natura e soprattutto ai suoi simili di cui in un certo senso diviene lo schiavo, così “il ricco, ha bisogno dei loro servigi, povero ha bisogno del loro soccorso “. La nostra identità è basata sul possesso, sull’insieme dei bisogni e dei desideri programmati dal mercato e sul riconoscimento del valore personale basato sul denaro. L’uomo d’oggi è schiavo del sistema capitalistico, assuefatto alla condizione di merce umana della catena di produzione, consumatore ad ogni costo, schiavo di quelle altre divinità che non gli permetteranno mai di arrivare alla condizione Nitzschiana di superuomo: il Dio denaro, il benessere, l’estetica, sono i nuovi condizionamenti sociali e il tutto è ben lontano dai valori enunciati da Marx. Oggi quindi la coscienza della cultura di massa è minata dal benessere, dall’assuefazione, dall’egoismo e dal disinteresse sociale. Invece valori apprezzabili per la coscienza dell’uomo del Terzo Millennio dovrebbero essere: il riconoscersi parte integrante di un ecosistema sostenendo ogni attività legata alla difesa della vita, il rispetto e la salvaguardia del pianeta, superare le barriere mentali e le distanze tra i popoli privilegiati e quelli considerati appartenenti a razze inferiori per l’eliminazione d’ogni forma di razzismo etnico e religioso, la valorizzazione d’ogni forma di volontariato sociale. Inoltre le virtù indispensabili per la crescita collettiva sono: la Responsabilità, la Laboriosità, la Solidarietà e l’Onesta. Utopia? No, realismo. È ipotizzabile che violenza e illegalità diffusa, arroganza, prevaricazione, siano espressioni e conseguenze di nuovi (dis)valori, e che le violenze e i fatti criminosi, come al solito letti in un’ottica d’eccezionalità piuttosto che come segnali d’evidente e diffuso malessere sociale, ne siano la conseguenza. È chiaro che qualcosa non sta funzionando nei rapporti tra gli uomini e tra questi e le cose! Ci troviamo nell’epoca della gran crescita tecnologica, il nostro benessere migliora, mentre la società invecchia e marcisce e la più grande malattia che la sta uccidendo sono gli stessi uomini, deboli ed enormemente piccoli nel loro essere.

Comments

Anonymous said…
chiaro,accorato, tenace, sentito. Profondo e perfino io, che non mi reputo granchè, l'ho capito e sono d'accordo..ma su tutto..
In maniera più semplice, anch'io mi sono posta le stesse domande. Mi sentivo terribilmente sola e impotente..