Piano Solo: Intervista a Mirko Signorile


 di Lorena Liberatore 


 Luci soffuse e un piano verticale smontato dei
pannelli per rendere visibile e accessibile la cassa armonica, suonata da Mirko in ogni sua versatilità, fino a trasformare lo strumento in percussioni e a sfiorarne direttamente le corde, come un’arpa, o fino ad agire direttamente sugli smorzatori. Sono la giusta scenografia e l'atmosfera che caratterizzano Piano Solo, concerto (attualmente in tournée) di Mirko Signorile che vede come protagonista l'album “Soundtrack Cinema”.

 Per i meno esperti di musica jazz, riporto subito alcuni dati salienti del pianista e compositore protagonista della serata e di questo articolo. Mirko Signorile, classe 1974, ha all’attivo un’intensa attività artistica; la sua tournée, naturalmente, va ben oltre i confini nazionali, per giungere anche a Bruxelles, Parigi e Strasburgo, e riconoscerlo come degno rappresentante del jazz italiano. 

 Nel corso degli anni si è esibito con artisti come Dave Liebman, Greg Osby, Cuong Vu, Enrico Rava, Paolo Fresu, David Binney, Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, Gaetano Partipilo, Roberto Ottaviano, Davide Viterbo, Marco Messina, Hikari Ichihara, e altri. 

 Inoltre, la sua passione per l’arte non si limita alla musica ma abbraccia anche cinema, teatro e danza. 

 Per chi è appassionato di jazz, non serve spendere molte parole per descrivere questo noto musicista, infatti è sufficiente fare il suo nome per attirare l’attenzione del lettore. Il quale, di certo non potrebbe accontentarsi di un banale articolo di giornale che passi in rassegna la carriera di Signorile (magari presa qua e là da internet) o la descrizione di un semplice concerto, ma sarebbe, invece, interessato a leggere qualcosa di nuovo e che provenga dalla viva voce dello stesso artista. 

 Per questo, credo che si presti bene all’occasione un’intervista (la buona e vecchia intervista tanto amata nel mondo del giornalismo), adatta a ogni lettore, intenditore o no, appassionato o no. 

 Di seguito, quindi, l’intervista rilasciataci da Mirko Signorile. 

Foto di Paolo Racano
 Ciao Mirko! Come prosegue la tua nuova tournée?  
 Bene! Sono stato in Giappone con Hikari Ichihara lo scorso novembre, ci sono stati tanti concerti in Italia, ed è in programma anche uno a Pechino. Giro con diversi progetti, dal Piano Solo al duo con Raffaele Casarano e con Redi Hasa. Ne sono felice! 

 Protagonista del progetto Piano Solo è “Soundtrack Cinema”, un concept album. Parlaci di “Soundtrack Cinema”. 
 “Soundtrack Cinema” è un disco del 2015 che amo ancora portare in concerto. La musica ha talvolta la capacità di evocare immagini nell’ascoltatore in un modo magico ed emozionante, ed è su questo aspetto che ho concentrato la mia attenzione. Ho composto brani dedicati al mare o alla musa, intima amica che ispira la mia musica; un brano è dedicato alla pace e a Nelson Mandela, e un altro, For a Film, a Massimo Troisi e Pino Daniele. Suono anche dei brani di altri compositori come Sakamoto, Björk e Piovani… è un viaggio per me visionario ed emotivo; ed in Piano Solo, dove sono io con il mio pianoforte, diventa tutto molto prezioso… l’attimo, il respiro, la concentrazione. 

 Nella tua carriera ti sei dedicato anche alla musica yiddish. Perché questa scelta? 
 La musica yiddish l’ho incontrata per caso ma anche ‘per necessità’; voglio dire che ci sono cose che arrivano inaspettatamente, ma che in qualche modo, in maniera molto spirituale e mistica, hai necessità di incontrare. E io le ho incontrate grazie a Giovanna Carone e Marisa Romano, con le quali è nato il progetto FarLibe Duo. Me ne sono innamorato subito per la bellezza delle melodie, quelle di Gebirtig in particolare… svestite delle loro sonorità popolari le ho trovate molto poetiche. Mi piace la cultura ebraica che “sa gioire nonostante tutto”. Direi, ripensandoci, che si tratta di un’affinità elettiva. 

 Di conseguenza, immagino che apprezzi anche John Zorn. 
 John Zorn, così come Dave Douglas, Don Byron, sono musicisti che ho amato molto. Il gruppo Masada [band creata da John Zorn nei primi anni ’90, n.d.r.] è a mio parere uno dei grandi gruppi della storia del jazz degli ultimi decenni. Zorn è un intellettuale e sperimentatore. Adesso lo seguo molto meno. 

 Si usa dire che la musica jazz sia per pochi appassionati (in realtà si tende a definirli “pochi” ma, contrariamente a quanto si dice, sono una folta schiera di fruitori). Secondo te, quanto spazio ha oggi la musica jazz a livello nazionale? E in particolare nel mondo discografico attuale? 
 Ci sono molti festival jazz, ci sono molte sale da concerto che prima ospitavano esclusivamente concerti classici e che ora si sono aperti al jazz, stesso discorso vale per i teatri. Sono diminuiti però i jazz club. Per cui la realtà di questa musica è in una fase di transizione, qualcosa va meglio, qualcosa va meno bene. Sarebbe bello se ci fosse più spazio in tv (ricordo trasmissioni magnifiche come D.O.C. e Schegge) così come in radio dove, a parte la trasmissione Battiti su Rai Radio Tre, che va in onda di notte, non c’è altro. La grande sfida poi è coinvolgere i giovani. Forse per fare ciò bisogna semplificare un po’ il linguaggio e cercare un appeal più forte e più vicino alla loro cultura. Il mondo discografico segue questa tendenza. Prima c’era molto più mercato, i jazzisti vendevano molti dischi (e non solo quelli americani); la stessa produzione era più cospicua e c’era anche voglia di sperimentare cose nuove (non bisognava andare per forza sul sicuro, come diceva anche Frank Zappa). Oggi i dischi si vendono per lo più ai concerti. 

 Prevedi nuovi progetti a breve? 
 A dicembre uscirà un nuovo disco, in collaborazione con Raffaele Casarano, prodotto dal Parco della Musica di Roma. S’intitolerà “D’Amour” e raccoglierà nostre libere rivisitazioni di canzoni francesi del Novecento. Ci sono anche degli inediti e spunti elettronici.


 Pubblicato su http://lobiettivonline.it/


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