Saturday, December 27, 2008

Io.........pianista! [di Lorena Liberatore]



Ripropongo qui ciò che avevo scritto in occasione della giornata regionale del disabile di maggio. Buona lettura.

Ed eccomi qui! Un po’ più stanca e indaffarata del solito ma sempre presente. In questo periodo d’assenza dal blog non ho fatto nulla di particolarmente interessante, infatti, ho studiato e ho dato esami, come sempre. L’unica cosa che ho fatto di diverso è stata suonare in una pizza per la giornata regionale del disabile; mi è stato proposto sette giorni prima della sera dello spettacolo…suonare in una serata dedicata alla disabilità….avrei mai potuto rifiutare??? No! E così ho dovuto dividermi tra il pianoforte, gli esercizi di grafica per il corso di design, scenografia, storia della musica, senza dimenticare tutti gli impegni extra come seguire le lezioni…. Qualcuno mi chiede: ma dormi la notte? Se non ho finito almeno un programma d’esame.. no!
La fatidica "giornata del disabile" a cui ho partecipato è stata molto simile a una qualsiasi festa di paese, con lo spettacolo in piazza, il sindaco, e i passanti che si fermano a guardare, qualcuno incuriosito, qualcun'altro un po' annoiato, ..con la differenza che in questo caso non si offriva da mangiare, cosa che ormai da molti anni si fa furbamente in qualsiasi festa al fine di attirare più gente, e si sa quando manca il cibo diminuiscono anche gli spettatori. :-)(é questa solo una battuta ironica sull'affluenza che hanno le varie sagre dedicate al cibo, per attirare l'attenzione bisogna far mangiare, haha :-)) Quest’annuale occasione, a cui ho partecipato per la prima volta, ha una sua importanza: mi permette di essere, come in questo blog, parte di una voce corale di persone normalissime che l’abitudine si diverte a chiamare “diversamente abili” o “disabili”, sottolineando un tipo di “diversità” semanticamente inesistente che in realtà non è chiara a nessuno, persone assolutamente come tutte le altre e che vorrebbero avere l’opportunità di una vita completa come quella di qualsiasi altra persona. La soluzione a ciò è in parte concentrata in una sola parola: autonomia. Tutto qui? …direbbe qualcuno. Si! E se questa autonomia non c’è non è tanto per “limiti mentali”, oggi grazie al cielo in gran parte cancellati ma, per esempio, perché i fondi che potrebbero servire a questo fine vengono sperperati per cose inutili o nelle utilità “personali”, soprattutto di coloro che muovono i fili di un immenso congegno chiamato Stato, e anche senza l’aiuto in denaro ci sarebbe, se solo ognuno non si bendasse gli occhi, l’aiuto personale o altruistico che chiunque sarebbe in grado di dare e non penso a niente d’impegnativo o che privi la singola persona di qualcosa di sé o della propria vita; chiunque potrebbe fare qualcosa, ma si è troppo impegnati a pensare “ha io no!”. Per quanto si parli del problema per la società un disabile può anche rimanere chiuso in casa, e non perché dia fastidio la sua presenza ma perché tutti preferiscono credere di dover pensare solo ai propri problemi e ai propri interessi convincendosi egoisticamente di non poter far nulla per cambiare una situazione tacitamente accettata. Ecco perché eventi come quello di sabato sono importanti!
Sabato in quella festa in piazza c’erano soprattutto “i soliti noti” ovvero persone già attive in campi lavorativi nei quali si ha l’obbligo etico-morale di partecipare ad occasioni simili, c’erano inoltre i soliti vecchietti, e c’erano passanti o gente comune che si trovava lì per puro caso…. e se quella festa ha fatto pensare anche solo una persona di quest’ultimo gruppo di astanti allora ne è valsa completamente la pena organizzare quest'evento. Per me, invece, indipendentemente da tutto ne è valsa la pena: è stata una bella giornata, ero in compagnia d’amici, ho suonato, mi hanno persino regalato una targa dove compaio come la “pianista Lorena” (cosa che in realtà mi fa ancora un po’ sorridere), la sera ho festeggiato in un locale con i miei genitori e la mia inseparabile amica Ahania……così sabato, a differenze di altre giornate mi sono sentita veramente una pianista… ok in po’ sfigata, poiché non suona se non sta fisicamente bene, che per ragioni ovvie non usa i pedali del pianoforte…però sabato c’era una piccola pianista, un po’ troppo sognatrice, che aveva svariate ragioni per essere contenta e sperare nel futuro; per questo ringrazio il mio amico e maestro Francesco e Claudia che, poiché presente l’anno scorso ad un saggio di piano, ha voluto contattarmi. Grazie di tutto.

Wednesday, December 24, 2008

Christmas is cancelled

Sunday, December 21, 2008

Buone Feste





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Thursday, December 18, 2008

Riflessioni...








Una cruda testimonianza [di Lorena Liberatore]



Questo blog è dedicato alla disabilità in ogni sua forma, proprio per questo motivo in questo spazio virtuale, in questo sito web, sarebbe ingiusto e sconsiderato non parlare di un personaggio che diventato “disabile” ha messo a nudo la sua malattia con crudo documentarismo: Gill Rossellini, figlio adottivo del regista Roberto Rossellini. Questo personaggio morto lo scorso ottobre ha commosso e scosso il pubblico con i suoi video-diari nei quali racconta della malattia che alla fine del 2004, dopo un lungo periodo di coma nell'ospedale svedese Karolinska e una lunga serie di dolorose operazioni, lo ha costretto su una sedia a rotelle per il resto della vita e infine lo ha ucciso: Kill Gill 1, Kill Gill 2 e Kill Gill 1/ 2. Gill era affetto da stafilococco aureo, un batterio che colpisce il derma ed i tessuti molli fino a provocarne nei casi più gravi la completa distruzione e nei film citati analizza con freddezza e ironico distacco le fasi distruttive della malattia, (dalla mattina dell’11 settembre in poi); una testimonianza forte, dura, sconvolgente, difficile da vedere fino in fondo, da cui emerge anche una grande passione per la vita. Il prodotto risultante è una trilogia di film che possono essere ammirati e apprezzati per la loro semplice e cruda natura di documentari sicuramente non alla portata di interesse di un pubblico vastissimo o semplicemente del pubblico medio, oppure possono essere criticati per varie e anche valide ragioni, di cui è superfluo parlarne; si tratta di un insieme di immagini piene di grande forza e coraggio, soprattutto di materiali documentari difficilmente non definibili “realistici” tanto da sfociare nel cruento, ma ne otteniamo pur sempre, che siano condivise o meno, provocatorie e nude testimonianze di una persona un tempo “sana” e diventata disabile, ammonimenti della rifiutata e dura verità che i “disabili” cosiddetti un tempo erano persone come le altre e che quindi chiunque può diventarlo e solo per questo motivo dovrebbero crollare tutte le forme di pregiudizio esistenti e le problematiche barriere architettoniche reali e mentali, inoltre, ogni “disabile” (soprattutto chi non ha una prestigiosa famiglia alle spalle che permetta un più che cospicuo aiuto economico e medico) va rispettato come persona dotata di diritti ed esigenze.

Monday, December 15, 2008

Molly Sweeney, un percorso al buio [di Lorena Liberatore] 3° puntata






Il personaggio di Molly dopo l’intervento va incontro a un’enorme difficoltà nel rapportarsi con il mondo perché ciò che vede non è ciò che ‘vedeva’, non sa identificare un volto con l’affetto e la familiarità delle persone, tutto è estraneo, e a livello psicologico diventa impossibile distinguere un oggetto da un altro associandolo al suo nome, la protagonista si ritrova così nell’identica condizione di un bambino che deve re-imparare la realtà e inevitabilmente regredisce e impazzisce. Ciò è reso in maniera magistrale nel finale dove il tavolo\letto si trasforma in una piattaforma sospesa e oscillante (metafora di una moderna crocifissione) cui è legata Molly, la cui figura è definita in maniera netta poiché il piano del tavolo\letto si dimostra un pannello luminescente, unica fiaccola nel buio prima che tutto si spenga e il sipario si chiuda. (“Ora sto bene, lasciatemi qui!”). Molly Sweeney dimostra come avere la vista non significa “vedere” e la realtà non è definita solo o soprattutto dalla nostra percezione visiva; la protagonista viene quasi obbligata ad adattarsi a un mondo che non può percepire che col tatto, l’udito e l’olfatto, ma nel momento in cui questo accade non identifica più ciò che sente dentro di sé con il mondo che è fuori da sé: l’affetto del proprio marito e dell’amico medico si dimostrano distruttivi, annientano tutto ciò che la donna era, così nell’amore incondizionato di due persone sia annida l’egoismo e l’amor proprio, l’io è posto al vertice di tutto e “la cura” diventa un danno irreversibile. Si riapre così un interrogativo che William Molyneux sottopose all’amico John Locke: “ Immaginiamo un uomo nato cieco e ormai adulto, a cui sia stato insegnato a distinguere un cubo da una sfera mediante il tatto e al quale venga ora data la vista; sarebbe egli in grado, prima di toccarli di distinguerli e dire quale sia la sfera e quale il cubo, servendosi solo della vista?”.

Molly Sweeney, un percorso al buio [di Lorena Liberatore] 2° puntata


La storia narrata getta un enorme relativismo nella dicotomia salute\malattia, felicità\dolore, amore\crudeltà, vita\morte, vista\ciecità, coraggio\viltà, minando la visione socialmente standardizzata del sano, del vedere, della felicità; infatti finché c’è il buio si muovono come in immagini frastagliate persone che vivono serenamente, dacché arriva la luce dopo il suono della pioggia che segna il giorno dell’intervento le cose cambiano; come nel Tristan und Isolde di Wagner o nel Ero e Leandro di Boito l’oscurità ovvero il buio è la sede della verità e della felicità, il luogo dove vedere, vedersi e percepire l’amore degli altri, mentre il sopraggiungere del giorno e della luce coincidono con il ritorno delle regole sociali, della visione standardizzata, dalla percezione omologata, dove l’altro da sé è perduto e i sogni infranti. Frank in sé ha qualcosa di Armand de La Signora delle Camelie di Alexandre Dumas, vorrebbe curare la donna amata, ma in questo caso la cura non è alla corruzione dei costumi, ma a una percezione considerata incompleta, il suo errore è amare la sua possibile cura forse più della propria donna.
La scenografia (ideata ed eseguita prima in bozzetto da Andrea de Rosa) è molto semplice, tutta in bianco, simile al marmo, dà un se
nso di freddezza e di frigida irrealtà contro cui si staglia Molly vestita di rosso; ma il bianco è anche il colore dell’ospedale, quello in cui fu ricoverata la madre, quello in cui lei stessa verrà operata e quello in cui verrà chiusa. Gli elementi scenici sono essenziali: al centro un tavolo con sedie che all’occorrenza si trasformerà in un letto da manicomio, una poltrona a destra, e a sinistra una specchiera molto semplice e stilizzata, il tutto rigorosamente bianco come la parete di fondo, un enorme lenzuolo, infine, sul tavolo disposti in un vaso dei fiordalisi rossi che al centro della scena sembrano quasi di un’intensità abbagliante. Il rumore del temporale segna il sopraggiungere della descritta scenografia e sancisce la ripresa della percezione visiva, (parte così il racconto di Molly sul momento in cui le vengono sciolte le bende e prende a vedere le prime ombre i primi elementi colorati indistinti), ma tutto ciò non viene svelato subito allo spettatore, bensì in maniera graduale cosicché gli oggetti ancora immersi dell’oscurità sembrano banchi di nebbia grigia e nera, ovattata come fosse avvolta da un lenzuolo trasparente, e infatti quest’impressione non tradisce perché tra gli attori è il pubblico c’è un pannello trasparente, una sorta di tangibile quarta parete a ricordare la cataratta della protagonista e la distanza tra lei e il mondo, un tessuto semirigido simile a una zanzariera che rende tutto ciò che è al di là di sé irreale e lontano esattamente come Molly vede le cose, infatti, il suo intervento non riesce completamente e le è permesso di guardare solo in parte il mondo che la circonda.

Molly Sweeney, un percorso al buio [di Lorena Liberatore] 1° puntata






Molly Sweeney è il titolo di una rappresentazione in tournée in questa stagione teatrale di prosa 2008-2009, vanta nel cast il Grande Umberto Orsini (nei panni del Dottor Rice), Valentina Sperlì (Molly), Leonardo Capuano (Frank), e Andrea de Rosa nella regia; si pone come una sorta di sfida esecutiva nei confronti di un romanzo difficile da mettere in scena e da rendere a disposizione del pubblico senza tediarlo con una storia in perpetuo ricordo, e la sfida in questione, se così posso definirla, è per molti vinta e il risultato molto suggestivo. Molly Sweeney mette in scena la storia raccontata nell’omonimo romanzo di Brian Friel, uscito nel ’95; la vicenda narrata è realmente accaduta, ed è descritta e analizzata dal neurologo Oliver Sacks nel saggio Vedere e non vedere (To see and not to see, il paziente in questione però era uomo). Molly è una donna di circa cinquant’anni, cieca dalla nascita, è una persona vitale, attiva, del tutto autonoma, piena di entusiasmo e di gioia di vivere, lavora come fisioterapista in un centro benessere e ha un marito che la ama; a dispetto della sua cecità Molly ‘vede’ e percepisce la realtà grazie ai suoi affinati sensi, adora le passeggiate, la musica e soprattutto il nuoto che le permette di provare una miriade di emozioni sensoriali e di sentirsi finalmente libera; ma circondano la protagonista e la avvolgono di un affetto lesivo due personaggi, ovvero il marito Frank che sogna di poter curare Molly dalla sua cecità e il medico oftalmologo, il Dottor Rice, che trovandosi ad abitare per caso nel paese dei due coniugi crede di poter aiutare radicalmente la donna restituendole la vista. Ma una volta riacquisitala Molly sarà in grado di riconoscere il mondo? Saprà adattarsi a una nuova realtà?
In biglietteria, oltre alla restituzione del proprio biglietto appena segnato, viene data una mascherina nera, di quelle che si usano la notte per dormire, poi si entra in sala pieni di curiosità tra una folla di gente che si chiede che utilizzo farne di un oggetto simile durante la rappresentazione … “che si dorma a teatro?”: per buona parte dello spettacolo l’apprendimento è concentrato sui propri sensi eccetto la vista, per circa 45 minuti si è ciechi per poi riprendere a vedere insieme alla protagonista: un’idea (di Andrea de Rosa) assolutamente geniale! La recitazione è impostata su stazioni ben precise nell’alternanza di brevi monologhi che fanno rivivere la vicenda attraverso il racconto dei personaggi i quali interagiscono tra di loro solo per brevi momenti in un gioco di parola e risposta, come quello in cui Frank chiede a Molly di riconoscere oggetti e animali al tatto (-“le orecchie pelose, la lunga coda …” -“gatto!”). Gli attori recitano nella platea, i dialoghi sono immersi in suoni, rumori amplificati (al buio si ha l’impressione di percepire meglio le singole particolarità acustiche) e voci fuori campo preregistrate, come quella del padre di Molly, il rumore del vento, la musica, lo scroscio dell’acqua, le risa e il brusio di una festa (registrato in occasione di una vera festa fatta dietro le quinte con i ragazzi dell’Istituto dei Ciechi di Milano). Si racconta così la vita di una persona piena di grinta e di entusiasmo attraverso il ricordo dei giochi di infanzia in cui Molly reinventava la realtà insieme al proprio padre, il primo ballo con Frank, la descrizione delle sensazioni percepite durante il nuoto, fino alla festa prima della mattina dell’intervento.

Sunday, December 7, 2008

Ritorno al passato [di Lorena Liberatore] 2° puntata




Quel giradischi in origine funzionava solo a pile, poi mio padre gli fece una modifica e lo munì di un imbocco per lo spinotto dell’alimentatore a corrente; l’uscita audio era mono così la musica proveniva dalla facciata superiore tramite una serie di piccole aperture curve disposte a cerchio, il suono era metallico ma poco disturbato, il vinile cominciava a girare subito dopo l’inserimento e vedevo il suo movimento poiché ne uscivano dal mangiadischi circa tre centimetri, dopo l’iniziale crepitio cominciava la musica. Pochi giorni fa mi è tornato alla mente un ritornello, qualcosa che dovevo aver ascoltato anni fa, poi nella mia mente sono affiorate delle parole, faccio una ricerca su internet e ……dadaaan! …. ritrovo il mio ricordo su youtube, solo soletto! Improvvisamente mi è tornato alla memoria il ricordo di quel periodo e di quei pomeriggi passati ad ascoltare canzoni dimenticate. Questo brano non era tra i più ascoltati eppure mi è tornato alla mente. Grandiosità della memoria, nulla distrugge, tutto nasconde! Ho inserito quel 45giri nel mio mangiadischi arancione che ero poco meno di un’adolescente, la musica aveva un’introduzione fatta da violini, niente di virtuosistico, solo poche rapide e nervose note, sempre le stesse, simili a uno strappo musicale: era “Laura” (1977) di Ciro Sebastianelli; oltre a questo brano ne produsse altri, spesso recanti nomi femminili nei titoli, ma, a mio modesto parere, brani di poco conto, quello di cui parlo è, per me, l’unico degno di attenzione, forse semplicemente perché è legato ai ricordi. Se la mia memoria non sbaglia la copertina del 45giri era in bianco e nero e recava al centro una ragazza dai capelli lunghi e con indosso un maglione largo, quest’ultimo particolare saltava all’occhio perché il maglione era l’unico elemento colorato, blu; ora sarebbe divertente a distanza di anni andare a cercare questo disco per verificare se la copertina era davvero così, col passare del tempo la memoria abbellisce quello che ha visto e modifica. Se il mio giradischi (non più quello portatile da 45giri) non si fosse rotto ora andrei a riprendere quei vinili, anche solo per la curiosità di saper ritrovare lo stesso disegno del ricordo, o per trovare una vecchia me stessa!


Ritorno al passato [di Lorena Liberatore] 1° puntata


Mi interesso di musica fin da quando ero adolescente, sono da anni alla ricerca di gruppi e cantanti dimenticati, e di generi musicali solo da poco riscoperti, ho cominciato a essere una ‘giovane audiofila’ a 14 anni, ma se mi sono appassionata così tanto alla musica è perché avevo già delle solide ‘basi’ :-), infatti, da bambina, oltre a giocare con le bambole e guardare i cartoni animati come tutte le bambine, mi divertivo con i vinili dei miei genitori, eccetto gli album pregiati o rari tutti gli altri erano alla mia portata in ogni momento; all’inizio mi piaceva solo metterli sul giradischi e poggiare sopra la puntina, poi poco a poco negli anni mi piacque anche ascoltare e i 45giri divennero miei di diritto, soprattutto perché per la loro dimensione erano più facili da maneggiare e così non avevo paura di romperli; era un passatempo dei pomeriggi piovosi, magari invernali, quando non potevo uscire di casa, oggi, invece, la ricerca musicale è uno dei miei più amati hobby. I 45 giri, in origine di mia madre, (da ragazza li aveva in omaggio facendo la spesa al supermercato), li inserivo in un giradischi portatile arancione, (di quelli che si portavano a tracolla) ovvero il “mangiadischi”, (l’immagine accanto ha di simile solo il colore); aveva una forma tonda, leggermente allungata in corrispondenza dell’apertura per l’inserimento del disco, e un bottone molto lungo che premuto fin dentro faceva uscire il vinile un po’ come i toast nel tostapane; sulla scrivania della mia stanza o sul tavolo della cucina poggiavo il mio primo “lettore”, o quello che era il suo antenato e ‘sfogliavo’ i vinili tra le mani un po’ come si fa con le carte da gioco (alcuni erano singoli di Lucio Battisti, altri colonne sonore di film, e molte canzonette da poco conto), poi colpita dal particolare di una copertina facevo scivolare il disco fuori dalla custodia in cartone, lo inserivo nella bocca larga del mangiadischi e spingevo delicatamente fino a sentire lo scatto, il 45 giri era così meccanicamente tirato nel congegno interno e bloccato tra il piatto e il braccio con la puntina. Molte canzoni neanche mi piacevano, ma mi divertivo tantissimo a maneggiare quei vecchi vinili, a toglierli e a metterli.

Saturday, December 6, 2008

Messaggio di servizio




Ringrazio i lettori di questo blog per l’interesse mostrato negli ultimi mesi, grazie in particolar modo per le numerose visite fatte nel periodo un cui, per impegni vari, i post non sono più stati pubblicati con regolarità. Spero di scoprirvi sempre più numerosi. Lorena

 
*template creato da Lorena